Dai borboni ai giorni nostri
Nella prima metà del XVIII secolo l'intero meridione passò nelle mani dei Borboni, una nobile famiglia imparentata con il re di Spagna Filippo V. Essi colmarono in qualche modo la disastrosa situazione economico-sociale del regno promuovendo oculate riforme agrarie, costruendo strade, porti e soprattutto applicando un regime fiscale più "leggero" per le classi contadine.
La dominazione borbonica venne momentaneamente interrotta da Giuseppe Bonaparte, fratello di Napoleone, il quale, nel periodo compreso tra il 1806 e il 1815, si impadronì del regno. La breve esperienza napoleonica pose finalmente fine alla feudalità, contribuì allo svecchiamento delle istituzioni e alla mobilitazione della società civile. Nonostante ciò i ceti contadini, influenzati dalla Chiesa, si mantennero sostanzialmente ostili a questi bruschi mutamenti delle condizioni del mondo rurale.
Poco tempo dopo tuttavia Napoleone venne sconfitto e di fatto si ritornò ai precedenti assetti politici. Il meridione ritornò infatti nelle mani dei Borboni i quali tuttavia non ebbero affatto vita facile dal momento che furono aspramente osteggiati da movimenti settari quali la carboneria e la massoneria. Questi movimenti dettero vita ad una lunga serie di rivolte e moti rivoluzionari che portarono nel 1860 alla fatidica unificazione nazionale.
Anche Mesagne partecipò attivamente a questi moti attraverso una sua organizzazione di ispirazione carbonara denominata "I Messapi Liberi".
