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I Messapi: la culla della civiltà salentina

Questo popolo era quasi sicuramente di stirpe illirica, proveniva cioè grosso modo dall'attuale Albania, Montenegro e Dalmazia, e sarebbe arrivato nel salento intorno al X-IX secolo a.c.

I loro primi insediamenti erano caratterizzati da capanne ricoperte da delle frasche. Intorno al VI-V secolo a.c raggiunsero il culmine della loro civiltà. Le capanne vennero sostituite da abitazioni a più ambienti, organizzate attorno ad un cortile, con muri in pietra e copertura con tegole.

Immagine tratta dal sito della proloco di Zollino (Lecce) Presto i messapi dovettero confrontarsi con alcune colonie greche che si erano insediate nel salento (ma non solo) grosso modo nello stesso periodo. Queste colonie, politicamente indipendenti, dettero origine alla così detta Magna Grecia che identificava l'insieme di queste popolazioni, piuttosto che una entità territoriale e politica. La colonia più potente ed importante era quella di Taranto (Taras).

I Messapi dunque non erano greci anche se furono profondamente influenzati da questi. Con i greci ebbero strette relazioni commerciali, adottarono per la loro scrittura i caratteri greci (la lingua messapica si sa leggerla ma non si sa capirla perchè i simboli, simili a quelli dell'alfabeto greco, formano parole di cui non si conosce il significato) e veneravano gli stessi dei della mitologia greca, salvo alcune eccezioni. Lo stesso nome "Messapi", ovvero "Terra fra due mari" fu proprio attribuito dai greci a questa grande popolo.

I Messapi, come le polis greche, erano organizzati in una confederazione detta "dodecapoli messapica", ovvero dodici città-stato autonome che riconoscevano come capitale amministrativa della federazione Oria (Orra) e, capitale militare della Messapia, per la sua strategica posizione, Ceglie (Kailia).

Le altre città di questa confederazione erano:
- Metania (Mesagne)
- Manduria
- Neriton (Nardò)
- Alytia (Alezio)
- Aoxentum (Ugento)
- Brention/Brentesion (Brindisi)
- Hyretum/Veretum (Vereto)
- Hodrum/Idruntum (Otranto)
- Sybar (Cavallino)
- Thuria Sallentina (Roca)

Le città-stato messapiche avevano ognuna un loro re e proprie leggi, ma sentivano di appartenere a un'unica civiltà. Erano cinte da mura e dominate dall'acropoli dove sorgevano i palazzi e i templi delle divinità, l'agorà rappresentava la piazza, luogo del popolo per mercati e riunioni. La polis messapica non era formata solo dalla città ma comprendeva il territorio circostante con i villaggi, gli avamposti militari e i porti, oltre alla campagna destinata alle coltivazioni ( vite , ulivo e fichi ) e al pascolo.

Il popolo messapico era estremamente pacifico e non cercò mai di espandere i propri confini ai danni delle popolazioni vicine. Il rapporto con la città di Taranto era estremamente teso a causa delle sue mire espansionistiche. In diverse occasioni ci furono imponenti scontri tra i Messapi e la città di Taranto. Tra questi ricordiamo la grande vittoria messapica avvenuta nel 472 a.c in cui le forze tarantine vennero letteralmente trucidate.

La civiltà messapica era caratterizzata da una speciale ceramica a ornamenti geometrici (molto simili alle ceramiche micenee) con forme singolari di vasi detti "Trozzelle". Si trattava di anfore a collo largo caratterizzati dalla presenza di alti manici che, stando alle conoscenze attuali, non trovano riscontro nelle scoperte del Bacino del mar Egeo. Bellissimi esempi di queste particolarissime anfore si trovano nel museo archeologico di Mesagne, allestito all'interno del castello normanno-svevo.

Di questa civiltà oggi rimangono numerosi resti archeologici in particolar modo fortini, muraglioni e necropoli. Ed è proprio studiando le necropoli che si è capito che questo popolo non aveva paura della morte. Lo testimonia la presenza dei sepolcri dentro le mura cittadine, manifestazione più autentica di serenità della creatura terrena nei confronti dell'aldilà.

La fine della civiltà messapica si ebbe nel 272 a.c quando i legionari romani annientarono Taranto e i Messapi, questa volta alleati nell'estremo tentativo di resistere alla nascente potenza di Roma.