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Olio: l'oro di Puglia

Chi arriva in Puglia viene subito impressionato da imponenti alberi di ulivo secolari che si disperdono a vista d'occhio nelle immense pianure di terra rossa arsa dal sole. Molti di questi alberi riescono a raggiungere dimensioni davvero ragguardevoli e i loro tronchi possono assumere le forme più bizzarre. L'olio che si produce è di ottima qualità e si può trovare facilmente sulle tavole di tutta Italia.

In Puglia l'olivo giunge grazie ai fenici e ai greci che avevano importanti traffici marittimi lungo tutte le coste dell'Italia meridonale. La pianta tuttavia è assai più antica (6.000 anni fa era già conosciuta) e recenti scoperte archeologiche dimostrano che essa deriva da quei territori che oggi grosso modo corrispondono all'odierna Siria e Palestina.

Mesagne - ulivo secolareL'olivo si diffonde presto in Egitto dove viene coltivato al fine di rifornire le lampade del dio sole Ra nonchè per la preparazione di unguenti e prodotti cosmetici per il corpo delle giovani fanciulle e del faraone. E' solo grazie ai coloni greci stanziati in Puglia che l'olivicoltura raggiunge livelli qualitativo-quantitativi elevati, diffondendosi in prevalenza lungo la costa. Secondo un'antica mitologia greca sarebbe stata la dea Atena a creare il primo olivo nell'Acropoli, a protezione della città di Atene.

I romani utilizzano l'olio soprattutto per ragioni prettamente commerciali e lo sfruttano come merce di scambio con tutti i popoli che si affacciano sul bacino del mar mediterraneo. I porti di Brindisi, Gallipoli, Otranto e Taranto divengono meta di navi che trasportano enormi quantità di olio.

Dai greci colgono alcuni aspetti simbolici dell'ulivo che viene ora dedicato a Minerva e a Giove. Onorano i cittadini illustri con corone di olivo così pure gli sposi il giorno delle nozze e della loro prima notte.

La religione cattolica ha sempre considerato l'olivo come una pianta sacra. Dall'identificazione dell'olio di oliva con lo Spirito Santo nasce l'unzione regale e sacerdotale. L'olio di oliva benedetto serve per il battesimo e per la consacrazione dei sacerdoti, per offrire l'estrema unzione ai morenti. Il ramoscello di olivo viene benedetto la domenica delle palme e viene collocato a capo del letto o vicino al crocifisso.

L'uso dell'olio come condimento, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, ha avuto diffusione relativamente recente e solo da pochissimi anni si iniziano ad apprezzare le virtù di questo straordinario alimento.

L'ambìto riconoscimento di qualità dell'olio pugliese è avvenuto solo nel 1998 quando una commissione di esperti ha dichiarato come prodotto D.O.P (di origine protetta) l'olio "Terra d'Otranto" prodotto in tutti i comuni della provincia di Taranto e Lecce, nonchè, nei seguenti comuni della provincia di Brindisi: Mesagne, Brindisi, Cellino, Erchie, Francavilla, Latiano, Oria, San Donaci, San Pancrazio, San Pietro, Torchiarolo e Torre Santa Susanna.

Gli altri 4 oli D.O.P della Regione, altrettanto famosi, sono l'olio "Collina di Brindisi", il "Dauno", "Terra di Bari" e "Terre Tarantine".

Ultimamente, purtroppo, si sta diffondendo una nuova moda in Europa che prevede l'inserimento nei giardini europei di questi maestosi alberi, meglio se secolari. Si sta venendo a creare una vera e propria tratta degli ulivi secolari capace di far fruttare ingenti somme denaro a quelle organizzazioni che gestiscono queste attività (basti pensare che un albero di olivo secolare può arrivare a costare anche 11-15 mila euro).

Fortunatamente la regione Puglia in qualche modo è corsa ai ripari approvando all'unanimità il disegno di legge regionale " tutela e valorizzazione del paesaggio degli ulivi monumentali della Puglia "che si prefigge l'obbiettivo di porre fine a questo stato di cose anche se difatto il problema persiste tuttora.

Un altro nemico degli ulivi secolari è costituito dai procacciatori di legna da ardere. La legna dell'olivo infatti ha una scarsa fumosità, un basso costo ed un elevato potere calorifico che la rendono ideale per accendere i caminetti di tutta Europa.

Come si produce l'olio

Oggi viene prodotto in pochissimo tempo in enormi macchinari spremitori. Quello che a noi interessa è semmai raccontare come veniva prodotto nel passato (non così lontano poi).

Fino ad una trentina di anni fa l'olio veniva estratto in antichi frantoi scavati sotto terra, dove si creava la temperatura ideale per facilitare la fase di spremitura.

Le olive appena raccolte venivano innanzitutto lavate e poste nella cosiddetta macina che si trovava all'interno del frantoio. La macina non era altro che una grande ruota di pietra che veniva fatta ruotare da un asino. In questo modo si produceva una pasta omogenea costituita da olio e residui. Tale pasta veniva posizionata su un insieme di dischi impilati gli uni sugli altri e quindi spremuta grazie ad un torchio azionato da almeno due persone. In tal modo l'olio "buono" si depositava in un pozzo situato alla base del torchio e, grazie all'aggiunta di acqua calda, saliva in superficie e poteva essere facilmente raccolto dai frantoiani